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Cairano 10.6.2011

dal diario di un’aspirante “paesologa”

La paesologia è una cosa che all’inizio sembra uno scherzo. Un’invenzione di una testa matta. Sarà per questo che mi ha incuriosita. Mi è sembrato un concetto simpatico, un’idea semplice e geniale. Poi di riga in riga dei libri di Arminio, che si è inventato questa cosa, ci sono entrata dentro meglio e mi sono fatta un’idea mia. Cioè quella che può avere un’apprendista e quindi come tale anche potenzialmente errata. Ma va bene così.
Mi dichiaro ora qui apprendista paesologa e poi si vede.

Per studiare questa disciplina si va per paesi, ma non quelli che stanno in pole position nelle guide turistiche del mondo, no, si va in quelli marginali. I “paesi dalla bandiera bianca”. quelli senza una specificità, un mare particolare, un edificio che attira il mondo, un qualche cosa che tutti ci vogliono andare. Sono paesi un po’ soli, dimenticati, che se ne sono andati gli abitanti e nemmeno ci va nessuno a vederli. sono paesi che soffrono di crisi abbandoniche. Ora io penso a come siamo noi umani…a volte per trovare qualcosa di vero nelle persone devi andartela a cercare tra quelle che meno sono arrivate ad essere chissachè o ad avere chissacosa. Un meccanismo del genere deve accadere con i luoghi. I luoghi oggetto della paesologia sono posti che non si sono montati la testa, sono un po’ feriti, sono luoghi che soffrono di solitudine e che dentro hanno la paura quasi umana della morte perché rischiano piano di sparire e questa vulnerabilità li avvicina a noi e forse avvicina noi a noi stessi.

Venerdì per vedere uno di questi posti ho fatto filone al lavoro e sono andata verso questa idea di un paese che mi veniva dalle pagine di alcuni libri. Ci avevo letto delle cose che mi avevano suggestionata tipo… che in questo paese c’è un Museo dell’aria…e che sarei andata a parlare della Rupe dell’utopia. Le righe mi costringevano anche a figurarmi una forma del paese, perché si diceva ha la nuca silenziosa e la testa tra le nuvole, è un meteorite piantato in Irpinia d’Oriente. Insomma.. questi dettagli così, davvero è il caso di dirlo, “campati in aria” a me mi hanno fatto venire voglia di andare a vedere di che si stava parlando.

Ero con Salvatore, Winston e Antonio e ci siamo fermati lungo la strada a fare foto. E questa cosa di fermarsi lungo la strada io credo che bisogna farla sempre, indipendentemente dallo scatto dell’immagine, perché anche le strade di passaggio vanno esposte al tatto e all’olfatto e all’udito.
Eravamo sotto quella forma che, ricapitolando, abbiamo detto essere un meteorite, e nuca e testa. ma poi Angiolino Arace mentre bevevo una birra nel suo bar mi diceva “vedi? Ci manca solo lo spruzzo sulla testa, è… una balena (mi piace quando le persone stanno per farti una rivelazione perché sgranano gli occhi e con la voce quasi si trizzeano quella parola che ti stupirà) …una …b a l e n a Ho sentito poi qualcuno dire “è una nave con la prua”.
Insomma qua ognuno ci vede quel che vuole, ma il fatto è che la forma di questo paese è particolare, se no nessuno starebbe là a dire è questo o è quello.
Vorrei suggerire ad Arminio e alla comunità provvisoria che nella Cairano 7x (che è una festa dell’utopia che anima questo paese e la rupe per alcuni giorni d’estate) devono fare un gioco a premi… “dì la tua sulla forma di Cairano” e vincono le immagini più belle.
Comunque…eravamo sotto quella rupe a dire la nostra anche noi sulla forma e a destra c’era una grande distesa di spazio, una campagna con le balle di fieno e un prato dalle tonalità verde e giallo, ma con un mucchio di sfumature.

Io e Antonio ci siamo ipnotizzati a guardare l’erba come si muoveva sotto la spinta del vento, Antonio teneva gli occhi beati e la faccia rilassata perché diceva che gli sembrava un tappetino di quelli che ti distendi e ti fanno un massaggio acquatico, e lui era come se in quel momento lo stesse provando quel massaggio.

Poi siamo arrivati al paese e c’era la vista di quello spazio un po’ più dall’alto e l’aria un po’ più dall’alto. E lì ci siamo uniti agli altri.

Siamo andati verso la rupe, e ho avuto l’impressione che anche chi c’era già stato vedeva quel percorso come per la prima volta, perché lo guardava immaginando come l’avrebbe visto chi andrà alla festa d’estate. Così si scoprivano angoli che prima nessuno ci faceva caso. e allora c’era la nicchia che.. “qui ci mettiamo una sedia e declamiamo poesie” e lì ..”un’altura che e’ quella della libertà e ognuno sale e dice quello che gli pare” e così di seguito…
Gaetano nella salita raccoglieva fiori che poi mi ha regalato e io li ho chiamati “i fiori dell’utopia”.
Quando siamo andati lassù c’era una vista e c’era l’aria, tanta. Eravamo nel MUSEO DELL’ARIA. e secondo me bisogna ritornarci non in gruppo, ma quando si sta un po’ in silenzio per avvertire quel vento da dove viene e respirare quell’aria, con il rischio poi di rimanerne anche contagiati, dico dallo stato d’animo che quella stessa aria ha toccato a km di distanza e che per un caso fortuito adesso arriva a te. E magari se ha sfiorato gli innamorati ti predispone all’amore, se è passata sui tristi ti mette malinconia, se sui collerici ti mette di cattivo umore. Ma qui la mia fantasia prende il largo… e reinterpretando le parole di Arminio vago ancora più nell’aere con i miei pensieri.
Torno alle pietre, volto le spalle a questo museo che consiglio a tutti di andare a sentire.
C’è anche un’altra cosa da dire di questi paesi irpini.. la paesologia parla dei paesi marginali disseminati ovunque.. ai margini di qualsiasi longitudine e latitudine, ma i paesi irpini possono esserne l’emblema non solo perché sono terra arminia (tributo all’inventore di cui sopra), ma perché hanno un requisito che li ha resi ancora più tali, il terremoto.
Questi paesi sono mezzi distrutti dal terremoto e mezzi ricostruiti (anche a volte una schifezza) dal post terremoto. mi prendono soprattutto in quegli spazi in cui sono morti. In cui il tempo si è fermato ad un momento di tremore convulso. E ci sono palazzi e case belli e abbandonati e un sacco di silenzio.
Visitandoli c’è sempre un punto fermo a quel giorno. Come un datario che non hai staccato più le pagine.
E anche mi piacciono nel punto in cui la natura fa il suo corso libera, senza che si mettano in mezzo gli uomini troppo o in maniera inopportuna.
Così ho camminato per le pietre che vanno giorno dopo giorno sgretolandosi e poi sono tornata giù e ancora ho camminato dentro quei belvedere sulle distese verdi e gialle con le pale eoliche in lontananza.
C’era la luna già da un lato e il sole dall’altro che voleva tramontare.
camminando mi chiedevo…ma quale aria oggi lì sulla rupe mi ha toccata?

Grazia Coppola

p.s.
i libri di Franco Arminio su cui ho letto di Cairano sono “Oratorio bizantino” e “Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia”;
la cairano 7x è una manifestazione che si tiene ogni anno d’estate, appena sarà disponibile il programma lo condividerò

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