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A volte mi capita di andare sulla rupe di Cairano, per ascoltare una musica che produce il vento di Cairano. La musica ai nostri giorni ha assunto un’importanza particolare per la sua diffusione tramite ogni sorta di tecnologia. Il problema di ciò che significa la musica per tutti quelli che oggi hanno modo di ascoltarla è dunque attuale e di particolare interesse. Ci sono persone che sanno comprendere e apprezzare la musica da intenditori, valutandone criticamente la capacità espressiva, la tecnica e il movimento armonico, persone che sanno paragonare diverse interpretazioni, che sanno apprezzare le difficoltà di esecuzione, i nessi musicali di ogni brano. Tuttavia la musica che il vento di Cairano produce può dare due generi di piaceri; il primo, che io chiamo sensoriale, deriva dalla dolcezza del suono e sembra cullare l’udito, così come una visione di colore ben accordata reca gioia agli occhi; ma c’è un’altra gioia più profonda ed è quella di intuire attraverso i suoni associazioni di sensazioni e di affetti e di ricavarne quasi un’immagine lirica. Io stesso, che non ho se non una vaga preparazione a comprendere la musica, dal vento di Cairano,  dai suoni, traggo sempre un’autentica gioia. Il vento di Cairano ha la capacità di superare i muri dell’ignoranza e dell’incomprensione per parlare a tutti. E’ una dolce melodia, un veloce viaggiatore che passa da un paese all’altro dettando ritmi e creando magiche sinfonie.