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i-giardinetti

In una delle giornate fredde di febbraio, i rami spogli disegnano al riflesso di un pallido sole molteplici geometrie. A Cairano, nel sonno dell’inverno, sono andato ai giardini pubblici. In giro non c’era nessuno. Il pensiero è tornato indietro di molti anni, quando sono andato una volta, ai giardini pubblici di Milano: appena sono entrato da uno dei cancelli, mi sono sentito meglio. I giardini pubblici sono una specie di oasi nel cemento e nell’asfalto delle città. Ho trovato grandi alberi, ippocastani, betulle, pini, querce, che con le loro chiome creavano dense ombre sui vialetti e i suoi prati, la prima cosa che mi ha colpito sono stati i bambini: molto numerosi, alcuni soli, altri accompagnati dalle mamme e più piccoli, addirittura nelle carrozzine. Delle automobiline a pedali, rosse, verdi, blu, gialle con un grosso numero dipinto sul davanti, sfrecciavano qua e là tra le persone, compiendo le più ardite evoluzioni; ed io mi sono ricordato di quand’ero più piccolo e mi piaceva molto guidarle: adesso purtroppo con le mie gambe non ci sarei neanche entrato. In un angolo dei giardini c’è una pista per i pattini a rotelle che è molto frequentata dai ragazzi di ogni età. Mi sono fermato ai margini e mi sono messo a guardare, come il solito, c’erano i più bravi che si esibivano orgogliosi e i meno bravi che facevano cadute rovinose, fra i sorrisi degli spettatori. Quando mi sono stancato, ho proseguito la passeggiata in direzione del laghetto artificiale: uno specchio d’acqua, abbastanza ampio, pieno di rocce, di anfratti e di piante acquatiche. Sono subito stato colpito da due coppie di splendidi cigni: sono uccelli affascinanti, maestosi, che con le loro piume candide e il collo flessuoso danno un’impressione di signorilità. Attraverso l’acqua pulita, si scorgevano le zampe palmate che essi muovevano debolmente per spostarsi. Non avevano la minima paura delle persone e anzi sostavano presso il bordo del laghetto dove qualcuno buttava loro dei pezzi di pane. Mi sono anche accorto che nell’acqua c’erano dei grossi pesci che nuotavano a branchi alla ricerca di cibo. Inoltrandomi per un vialetto, ho guardato la gente seduta sulle panchine che prendeva il sole: erano molte le mamme con i bambini e i vecchi. Sono così giunto dall’altra parte dei giardini, dove si trova la grande vasca circolare con gli zampilli al centro. E lì mi sono fermato a guardare le barchette e le navi che tanti ragazzi facevano andare; ci sono rimasto fino al momento in cui guardando l’orologio, ho visto che era l’ora di ritornare a casa.