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veduta monti dalla valle dell'ofanto_foto a.luongo

Sono partito di buon mattino con l’aria ancora fresca e poca gente in giro. La giornata si annunciava radiosa; c’era un bellissimo sole che faceva capolino sulla valle, e il cielo era limpido. Ero ben attrezzato con scarpe, calzoni e maglioni e con lo zaino dove avevo messo le cose da mangiare. Dopo una decina di minuti ero già fuori dal paese. Ero contento quella mattina perché era bel tempo e perché avevo di fronte una piacevole passeggiata. Le acque dell’Ofanto scorrevano veloci tra massi levigati. Ho pensato a quell’acqua che nasceva più a monte e convogliava nella valle e correva nella pianura, bagnava i campi e si gettava nel mare. Era affascinante riflettere a tutto questo. Mi trovavo nel basso di una valle e, da una parte e dall’altra si alzavano i monti. Ben presto ho cominciato a salire su uno dei versanti e, in certi punti del sentiero, man mano che salivo, potevo ammirare la valle sottostante e le montagne di fronte: col sole alto, ho pensato che la natura è ancora la cosa più bella che ci sia dato di vedere: Cairano in fondo, appariva piccolissimo una costruzione di bambini con i suoi tetti rossi e il campanile; le montagne erano ricoperte in basso da boschi di pini, nelle quali si scorgevano radure e campi coltivati, poi in alto diventavano rocciose, e, in certi punti , le vette erano ricoperte di neve. Il mio sguardo si perdeva in alto e in basso, e mi sentivo l’animo gonfio di gioia per tutta quella bellezza e per la fortuna di esistere e di essere lì. Ho ripensato ai giorni passati in città e a tutti coloro che in quel momento, nelle valli, nelle pianure, nelle metropoli, non erano felici e, pieni di amarezza non trovavano niente di bello a cui pensare. Secondo me, è necessario andare ogni tanto nei posti dove la natura è incontaminata e mettersi a riflettere sullo splendore del creato.