Tag

, , , , ,

la neve a cairano

la neve a cairano

In un paese piccolo come Cairano, a volte succede qualcosa e certi momenti non succede nulla. Anzi, ieri sembrava che una cosa volesse cambiare: il paesaggio. Infatti, era arrivata anche se solo per poco la neve, ahimè è stata solo un’illusione per tutti i bambini e per me. Ricordo una mattina, quando ero piccino a Milano, svegliandomi ho scoperto qualcosa di nuovo. Sul momento non ho capito: un insolito silenzio, un’aria frizzante, soprattutto una luce più chiara. D’improvviso ho compreso: la neve era caduta nella nottata ed aveva ricoperto la città. Mi sono sentito contento ed ho sollevato la persiana con ansia, con trepidazione. Immediatamente mi si è presentato il grande spettacolo. I tetti delle case di fronte erano ricoperti da uno strato bianco, ed alcuni uccelli, infreddoliti, istupiditi, stavano fermi sui cornicioni a guardare in basso, sotto il cielo ancora grigio, pieno di neve. Sul mio balcone erano stati ricoperti dei vasi, e goccioloni cadeva dalla grondaia sottostante. Nella strada, ormai il bianco era ridotto a poltiglia, ma sui marciapiedi e in certi prati, lo strato bianco era ancora intatto. Avrei voluto correre subito giù e toccare un po’ di quella neve; ma dovevo prepararmi e mangiare. Mia madre ha voluto farmi mille raccomandazioni prima che uscissi; ha voluto che mi mettessi degli stivaletti e dei guanti speciali. Poi mi ha lasciato andare, ed io mi sono precipitato in strada. Ho subito affondato una mano nella neve, ho fatto una bella palla e l’ho scagliata contro un palo. Ma avrei preferito che ci fosse qualcuno e invece non conoscevo la gente che passava. Allora mi sono tolto un guanto e ho preso la neve gelida con la mano; l’ho trattenuta, finché ho potuto sul palmo e poi ho cercato di scaldare le dita intorpidite. Sul marciapiedi, nelle vie, erano già all’opera gli spalatori; ammucchiavano la neve e poi la portavano via o la gettavano nelle fogne. Peccato: mi sarebbe piaciuto che tutto rimanesse intatto, che la neve crescesse, come in certi paesi di montagna, fino a ricoprire le strade e le case, in modo che nessuno potesse più uscire se non aprendosi il passaggio con la pala. Mi sono consolato pensando ai campi vicino a casa mia che erano ricoperti e che certo nessuno avrebbe toccato: ci sarei andato il pomeriggio dopo pranzo. Così ho fatto, ed ho portato con me dei compagni. E ci siamo molto divertiti, tirandoci le palle di neve, o costruendo pupazzi, o voltandoci nel bel manto bianco. Era sera quando ci siamo sentiti stanchi, l’aria cominciava a diventare veramente fredda, le ombre si allungavano gelide, e allora siamo ritornati a casa.