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cairano vista da ovest - sullo sfondo il monte vulture_a.luongo 2008

Nella società odierna, ormai anche nei centri minori, in particolar modo anche a Cairano, la donna definitivamente, tende a evadere da quello che fino a pochi anni fa era considerato ancora il suo ambiente naturale, cioè la casa e la vita domestica. Il fatto però, di trovare la donna presente in quasi tutte le attività, ansiosa di dare il proprio contributo alla società e di misurare le proprie forze, non deve far pensare che essa abbia abdicato completamente ai compiti che finora aveva svolto: significa semplicemente anche a Cairano, che essa ha scoperto che il governo della casa e la cura della famiglia non sono più gli unici mezzi attraverso i quali una donna può realizzare se stessa e rendersi utile agli altri. In passato una donna che non si fosse formata una famiglia veniva considerata una creatura che in un certo senso avesse mancato alla sua naturale missione, non aveva nella società un posto ben definito, ma era molto spesso costretta a vivere ai margini delle altre famiglie, perché le possibilità di farsi una vita autonoma le era praticamente negata: oggi la realtà è molto ben diversa perché la concezione della donna è radicalmente cambiata: essa può essere ancora “l’angelo del focolare”, se lo desidera, ma tale prerogativa non è più una condizione necessaria,  perché  una donna venga considerata tale molto spesso poi ai giorni nostri anche le donne tendono ad alternare una vita di lavoro a quella della famiglia, o per necessità o perché le responsabilità della casa sembrano per loro troppo limitate e a lungo andare monotone. Sorge così per esse il problema di conciliare i doveri di moglie e madre di famiglia con quelli connessi con le loro attività extradomestiche, in modo che nessuna delle due sfere debba soffrire per l’interferenza dell’altra. E’, infatti,fondamentalmente errato l’atteggiamento di molte donne che, ritenendo la vita domestica soffocante e noiosa, riservano le migliori risorse della loro personalità nel lavoro, riservando alla famiglia le briciole del loro tempo, quando non ll loro stanchezza e i loro nervi tesi dopo una giornata di intensa attività. Questo genere di donna dovrebbe rinunciare a formarsi una famiglia: questa ha il diritto, infatti, a quell’atmosfera di distensione e di sicurezza che una donna sa dare con la sua presenza, soprattutto poi se vi sono dei bambini, verso i quali la madre ha delle responsabilità e dei doveri precisi e a cui non deve far mancare, neppure esteriormente il calore del suo affetto. Questo però non significa che sia impossibile a una donna conciliare le esigenze della famiglia con quelle del lavoro: anzi, penso che una donna intelligente ed equilibrata possa valersi nel suo lavoro, soprattutto se svolge alcuni particolari tipi di attività, dell’umanità e della femminilità che i suoi compiti di moglie e di madre – se vissuti coscientemente – le hanno dato, e portare nel suo mondo familiare le esperienze e l’apertura mentale acquisiti nel lavoro e nei contatti con gente diversa fuori dal cerchio della sua casa.