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Era comparso da nord, come un ammasso di nubi nere. A un cero punto da queste nubi, erano sembrate prolungarsi come tante dita, delle strisce grigie che ghermirono il cielo fino allora sereno; e una di esse oscurò a un tratto il sole. Mi sentii prendere da un senso di freddo, mentre le ombre delle prime nuvole transitavano sulla terra. Dal finestrino della mia auto, guardai avvicinarsi il temporale. Cominciarono a cadere le prime gocce, grossi goccioloni che punteggiavano l’asfalto secco. La gente per la strada si affrettò a cercare riparo, anch’io dovetti rientrare e dopo aver chiuso tutti i finestrini, mi misi a guardare l’azzurro cielo che si era ridotto a un quadratino verso il sud; finché anche quello fu inghiottito e la nuvolaglia occupò tutto il cielo. Il manto d’asfalto era adesso diventato d’un nero lucido, ed anche il colore dei tetti sembrava più vivo. Ai goccioloni si sostituì una pioggia fitta, sempre più forte che prese a battere violenta anche sulla mia auto. Le grondaie scrosciavano con un forte rumore, i miei vetri si bagnarono, il cielo aveva assunto un colore cupo. Poi all’improvviso scoppiò un tuono preceduto da una scarica elettrica che illuminò di una luce abbagliante il cielo. Dopo di che l’acqua cadde sulla terra col fragore di una cascata, e il vento, con raffiche rabbiose, la scagliò sopra i tetti e contro le case. Il temporale continuò così per una decina di minuti, poi sembrò che si profilasse una schiarita e che le nuvole si spostassero; e, infatti, il vento si fece meno violento e la pioggia incominciò a rallentare. Rimasero le case stillanti d’acqua, le strade allagate, gli alberi rinfrescati.