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“I primi ritrovamenti archeologici nel territorio di Cairano furono del tutto occasionali e si ebbero in conseguenza dei lavori agricoli condotti nella zona; parte del materiale venuto occasionalmente alla luce fu consegnato al Museo Irpino di Avellino, dove ancora si trova, accanto a materiale sporadico proveniente da Calitri e a quello della Collezione Zigarelli, il cui nucleo più consistente proviene senza dubbio dall’alta valle dell’Ofanto.

Nel 1967 fu invece condotta, da parte della Soprintendenza alle Antichità di Salerno, Avellino e Benevento, la prima campagna di scavo sistematica. Si iniziò a quel tempo l’esplorazione della Contrada Vignale con la scoperta di una zona di necropoli: in essa si rinvennero 24 corredi tombali che ne testimoniavano il lungo periodo d’uso, dagli inizi del IX fino alla prima metà del VI secolo a.C. Negli anni dal 1970 al 1972 e nel 1976 altre campagne di scavo, hanno permesso di ampliare le conoscenze del territorio e di chiarire soprattutto quegli aspetti della vita di Cairano, che si riferiscono al periodo che va dalla prima metà del VI fino al V secolo a.C. Nel 1970 si proseguì, in un primo momento, l’indagine in contrada Vignale, nella stessa necropoli individuata dai saggi di scavo del 1967; in seguito furono effettuati i primi saggi di scavo a Nord-ovest della contrada Vignale, su quella che viene detta Collina del Calvario, in particolare in quella fascia di essa che dalla gente del luogo è chiamata località “La Serra”, adiacente all’area dell’odierno cimitero.

Il luogo fu scelto con l’intento di ritrovare i resti dell’antico abitato: fino a quel momento nei centri della cultura di Oliveto-Cairano era stato possibile raccogliere dati legati esclusivamente alle necropoli, con la conseguenza che della cultura si aveva un quadro necessariamente incompleto, all’interno del quale era arduo distinguere gli aspetti immediatamente strutturali della società da quelli condizionati dal rituale e dall’ideologia funeraria.

Dell’antico abitato non vi era memoria né alcun ritrovamento sporadico ne suggeriva l’ubicazione in un luogo piuttosto che in un altro; si partì dunque, per la ricerca di esso, dall’ipotesi che dovesse trovarsi in una posizione eminente, che fosse quindi facilmente difendibile da interventi esterni, e in un punto adatto al controllo del territorio; a queste caratteristiche rispondevano soprattutto due luoghi: la collina maggiore su cui sorge il paese moderno e quella minore del Calvario. Sulla prima erano rimasti ben pochi spazi sgombri da costruzioni moderne, nei quali tracciare i saggi di scavo, e in quei pochi rimasti aperti, sulla sommità della collina, si raccoglievano in superficie solo frammenti ceramici riferibili all’insediamento del castello medioevale.

Sull’altura del Calvario invece, era possibile recuperare sul terreno vari frammenti d’argilla e d’impasto, sicuramente appartenenti al periodo della cultura di Oliveto-Cairano. Le trincee di scavo dimostrarono subito la presenza di un nucleo abitato e, accanto ad esso, di una necropoli arcaica, e fu quindi sulla collina che si svolse il lavoro di esplorazione per tutti gli anni successivi”.