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Politico romano morto presso l’antica Compsa nel 48 a.C.Tribuno della plebe nel 57 a.C., si adoperò per il ritorno di Cicerone dall’esilio. Anticesariano convinto, contrastò invano la candidatura di Clodio Pulcro alla carica di edile.
Nel 55 a.C. fu pretore e sposò Fausta, figlia di Silla; nel 53 non fu eletto al consolato sia per il mancato appoggio di Pompeo sia perché Clodio usò apertamente la forza contro di lui.
Nel 52 la morte di Clodio provocò una insurrezione della plebe di Roma contro i miloniani.
Milone, accusato di omicidio, fu condannato ed esulò a Massalia (Marsiglia). Tornò illegalmente in Italia nel 48 a.C., per partecipare al tentativo insurrezionale di Celio Rufo contro Cesare, ma trovò la morte assalito dal pretore Q. Pedio.
Plinio il Vecchio, in un elenco di eventi strani e magici nel Libro II-57 della sua “Naturalis Historia, dice che quando erano consoli Lucio Paolo e Caio Marcello “piovve lana nei pressi del Castello Carissano vicino al quale l’anno dopo fu ucciso Annio Milone” Plinio non spiega cosa significa questo evento, ma questa è la prima menzione storica di Cairano.
Cesare, nel “De Bello Civile”, dice che Milone, partigiano di Pompeo nella guerra civile, “liberò alcuni ergastolani e con essi iniziò l’attacco di Compsa nell’agro Irpino. Quando era qui con una legione del pretore Q. Pedio… Milone fu ucciso da una pietra gettata da un muro”.
Che Milone morì vicino a Conza è confermato anche da Velleio Patercolo
nella sua “Storia di Roma”, pubblicata nel 30 A.D.
Cosa possiamo dedurre da queste informazioni storiche? Prima di tutto che Milone morì verso il 50 a.C. vicino a Conza. Secondo, che il nome Carissanum con riferimento ad una località vicino a Conza degli Irpini, cioè l’odierna Cairano, appare per la prima volta in un documento almeno nell’anno 77 A.D., quando furono pubblicati i primi sette libri della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio.
Una leggenda cairanese, per secoli tramandata oralmente e solo
recentemente messa per iscritto spiega come sarebbe morto Milone. Una
contadina di Carissanum, dopo essere tornata dalla campagna ed essersi
accorta che mancava l’acqua, prese il recipiente dell’acqua ed andò a
“Pierlaripa”, la fontana ai piedi della rupe fuori del paese che esiste
ancora oggi. Riempito il recipiente, la donna si avviò verso casa,
camminando per il sentiero che sale verso il paese. All’improvviso, prima
sentì dei rumori strani che venivano dalla valle e poi notò delle ombre
confuse. La contadina, essendo sola, ebbe un po’ di paura, ma invece di
scappare volle cercare di sapere la causa di quei rumori. Per vedere cosa
sarebbe successo senza esporsi personalmente, spinse col piede alcuni
massi malfermi sull’orlo del viottolo che naturalmente precipitarono con gran fragore. Quando un grande urlo venne dal basso, la contadina s’impaurì veramente, scappò al paese e diede l’allarme. A quanto pare, le pietre che aveva spinto la contadina avevano colpito mortalmente Milone e messo lo scompiglio nel suo drappello di uomini. Questi avevano intenzione di assaltare il Castrum Carissanum ma furono così fermati da una contadina e Milone morì di una morte ingloriosa.