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E’ passato troppo tempo già per dire di esso: (l’inizio di una frase di Adelelmo Ruggieri, poeta, scrittore, ingegnere in quel di Fermo) per dire di quel giorno che partendo da Milano, arrivai di mattina presto, a Cairano. Era maggio. La natura brillava di colori, nei campi asciugava l’erba tagliata che poi riempiva i fienili per l’inverno. Nell’aria si sentiva un profumo particolare, la vita aveva un’altra armonia, il suo cielo brillava d’azzurro. Il paese era percorso da tante stradine di sassi che filavano tra le vecchie case, ma ordinate.  Nel suo libro “Cairano nell’età arcaica, l’abitato e la necropoli.” Bailo Modesti dice: “La collina cui sorge Cairano appare in lontananza, più alta di tutte con il suo curioso aggressivo aspetto di mascella protesa verso il sottostante corso del fiume Ofanto. L’abitato attuale di Cairano sorge sulle pendici orientali della collina, là dove essa ha il profilo più dolce, che digrada uniformemente verso la valle del fiume: il versante ovest si presenta invece scosceso, terminando a picco sulla piana in cui scorre il torrente Orato. L’aspetto del paese moderno di Cairano: l’insieme del borgo ordinato per terrazze, con le case addossate addossate alle case e l’intrico delle strette vie che camminano a spirale, occupa tutto il fianco della collina, ponendosi ai piedi del castello, di cui oggi si intuiscono gli esigui resti e che sorgeva nel punto più alto, a 813 metri di altitudine. Degli ultimi avanzi di esso ha fatto giustizia l’impianto del bianco orribile cubo dell’acquedotto pugliese, visibile da ogni lontano punto, circondato da un ampio, silenzioso recinto, che ne tutela l’onore.” O invece come si può leggere nelle: “Memorie di Cairano dai manoscritti dei prelati Schiavone (1837) ed Amato (1882)”di Giuseppe Corrado Mazzeo: Cairano è situato sulla cima di un alpestre monte isolato e cinto tutt’intorno da rupi inaccessibili meno che da parte di levante donde è meno difficile il suo accesso. L’abitato è piuttosto ampio in proporzione al numero degli abitanti. Guardato da levante presenta una prospettiva semicircolare a mo di anfiteatro pendente nel concavo del monte, dal cui mezzo va sempre declinando fino ai due capi uno dell’estremo sud è detto Croci, l’altro all’estremo est detto Cupa.” Ed ora io sono qui a parlare di Cairano, a trovare il modo migliore per misurare ciò che mi circonda e a godere di tutta la luce del giorno, fino a quando il sole scompare al di là delle montagne, nel suo viaggio verso il mare.