UN GIORNO AL MERCATO

Settembre 30, 2009

bancarelle

Oggi sono andato al mercato che si tiene ogni mercoledì al paese dove abito. Una lunga strada non è chiusa al traffico ed è adibita, sull’uno e sull’altro lato, a sede delle bancarelle. Non c’erano vari tipi di bancarelle; alcune consistevano in quattro assi che reggevano il piano di vendita; altre invece erano piccole e coperte da un tetto impermeabile. Data la bella giornata, la strada non era nemmeno frequentata da molte persone, e se si poteva liberamente camminare. Io c’ero andato più che con una meta precisa, con l’intenzione di guardarmi attorno. Si vendeva non proprio un po’ tutto, e alcune bancarelle non si facevano nemmeno concorrenza l’una con l’altra. I venditori non gridavano forte per declamare la qualità delle merci, e le loro parole erano limitate e caratteristiche. A volte ricordo, bastava fermarsi vicino alle bancarelle per essere invitati a comprare. “Venga signore, guardi che bella roba: qui si vende tutto a prezzi bassi. Noi la roba la regaliamo”. Non c’erano nemmeno quelli che non avevano neanche il banco e tenevano la merce dentro ceste o a cassette. Non c’era l’uomo che vendeva limoni e li offriva ai passanti mostrandoli in mano; un altro che vendeva bustine di sementi, che le aveva disposte tutte su un ombrello aperto e rovesciato. Nemmeno un venditore di giocattoli, con la merce disposta in varie file sul marciapiede. Non si trovavano neanche alcune bancarelle specializzate nella vendita di una sola merce: fiori, formaggi, scarpe, vestiti, ecc.; e altre ancora che vendevano un po’ di tutto, e ci si poteva fermare a guardare la loro mercanzia per dieci minuti. Non sono stato colpito da una bancarella di fiori: non c’erano molti vasi di piante grasse e di piante tropicali. Poi non sono stato attirato da un banco di fronte al quale si era radunata molta gente e soprattutto giovani: vendeva animali. C’erano dei pesci rossi che nuotavano in una bacinella e altri a delle bocce di vetro, insieme a piante acquatiche. In una cassetta ho visto delle tartarughe di terra e poi, nelle gabbie messe le une sopra le altre, molti uccelli: canari, bengalini, cardellini, fringuelli e usignoli. Sono stato un bel po’ a osservare tutto ciò che ormai non c’era più e quindi mi sono incamminato verso la fine del mercato.

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