L’AUTUNNO IN IRPINIA D’ORIENTE
Novembre 12, 2008
Nel paesaggio dell’Irpinia d’Oriente, tra boschi, campagne e centri minori(solo per citarne qualcuno che spesso mi capita di osservare) di: Cairano, Monteverde, Calitri, Conza della Campania, Andretta, Aquilonia, Teora, Bisaccia, Lacedonia e altri ancora, l’autunno giunge quasi furtivamente. Ancora ci crediamo in estate poi a un tratto ci accorgiamo che è ormai finita la bella stagione. Ci guardiamo intorno e in tutte le cose che ci circondano già notiamo i segni dell’autunno. volgiamo lo sguardo ai campi dove pochi mesi or sono vedemmo ondegggiare le messi allo spirare del vento, e pendere dai tralci grappoli non ancora maturi. Dov’è la rigogliosa vegetazione di poco tempo fa? Le erbe del prato vanno scomparendo a poco a poco: mentre gli alberi, lasciando cadere man mano le foglie ingiallite, allungano i loro rami già in parte spogli. Eppure aqnche l’autunno è bello. In questi giorni pieni di dolce mestizia è bello vedere i boschi ancora coronati di fronde variopinte in tutti i colori dal verde, al bruno, al rosso, mentre le foglie disperse, mosse dal vento, sembrano dare alla terra l’ultima carezza,e i pampini rosseggianti della vite sembrano rivolgere l’estremo saluto. E’ l’ultimo sorriso dell’anno che muore. Il contadino rimane solo sul suo campo, che gli uccelli hanno abbandonato in cerca di climi più temperati e più non rallegrano col loro armonioso cinquettìo. Quanta dolce poesia nell’autunno descrive un poeta moderno, Vincenzo Cardarelli, è “un’agonia di luce che si spegne, un singhiozzo che muore lentamente”. Le mattine calme e serene sono rischiarate da una pallida luce velata nella nebbia, che a poco a poco si solleva perdonarci ancora un pò di sole pallido, ma che reca una illusione d’estate, “un pallido sole superstite che non sa dirci addio”, per citare ancora il Cardarelli. E i tramonti suscitano nell’animo tanti delicati sentimenti, mentre l’occhio rimane estatico a quella scena che pare dipinta da un pennello di un pittore. Il sole cala dietro ai monti a poco a poco, e mentre sembra che saluti la terra, gli uomini, e tutte e cose, con i suoi ultimi raggi indora le nuvolette purpuree, sparse per il cielo grigio. Tutto ciò che appagando il nostro senso desta in noi sentimenti elevati è fonte di poesia. E il mesto autunno, col suo cielo velato al pallido riflesso del sole, con i suoi alberi spogli, e le sue foglie tremule, appese precariamente al ramo, ispirò molti poeti. “Come d’autunno si levan le foglie / l’una a presso dell’altra, infin che ‘l ramo / rende nellaterra tutte le sue spoglie” cantò Dante nell’Inferno, mentre l’Ungaretti, quasi in un eco, così descrive la situazione del soldato durante la guerra: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”.
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1.
Angela | Ottobre 21, 2009 at 17:01
Molto bella questa descrizione! L’autunno è forse la stagione più cantata nella poesia e questo perché la sua atmosfera è quanto di più malinconico si possa trovare.
2.
fornaitec | Ottobre 24, 2009 at 22:47
Anche nella vita dell’uomo, l’autunno corrisponde a una stagione mesta: la giovinezza è passata, si avvicina la vecchiaia. Ed è naturale che a esso si associno pensieri di rimpianto o sentimenti malinconici di nostalgia.