UNA FAVOLA: “l’isola che non c’è”

Luglio 2, 2008

Nel VI secolo a.C. Esopo creò quel genere letterario particolare che fu detto favola e da allora la favola ebbe sempre grande successo, perché essa pur mascherata in veste di fiaba, rappresenta la società, in un’arguta e vivissima satira. E davvero ogni favola rappresenta un piccolo mondo in miniatura, il mondo e la società di quei tempi, ma anche il mondo e la società di oggi, poiché, nonostante la profonda diversità dei tempi, l’uomo non cambia in quanto è più profondo e più vero. Io ricordo molto bene, come se mi risuonassero ancora nelle orecchi, le fiabe della mia infanzia, quelle che mi venivano raccontate  da mia madre prima di addormentarmi. Sono passati molti anni, ma io ho ancora nella memoria quel ” vissero felici e contenti”, o quel “cammina cammina attraverso monti e attraverso valli”, o quel “c’era una volta”, come se li avessi appena sentiti. Sono voci, espressioni frasi, che sono penetrate profondamente nel mio animo, e penso che vi resteranno fino al termine della mia vita; ricordi che non si possono dimenticare, perché si sono amalgamati nella nostra personalità, sono cresciuti insieme a noi. Le fiabe erano per me molto importanti; non rappresentavano racconti fantastici, storie immaginarie: erano la dimensione nella quale io vivevo. Oggi mi accorgo che Cairano, rappresenta ancora una favola, come commenta il mio amico nanosecondo, nel sogno: “l’isola che non c’è”.

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9 Comments Add your own

  • 1. GIULIANO  |  Luglio 3, 2008 at 08:09

    E MOLTO BELLA QUESTA CITTà MI PIACEREBBE VIVERE MI MANDATE UN MAIL E MI MANDARE UNA BELLA FOTO GRAZIE CIAO CIAO

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  • 2. GIULIANO  |  Luglio 3, 2008 at 08:11

    CARO O CARA QUES’ISOLA E UNA FAVOLA MI PIACERBBE VIVERLA XKè NN FATE UNA COSA MI MANDATE UN MAIL E MI MANDATE ANCHE UNA FOTO GRAZIE CIAO CIAO

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  • 3. antonioluongo  |  Luglio 5, 2008 at 03:33

    Anche se il mondo intorno sembra cambiato, mi accorgo,
    che in realtà esso è ancora uguale, in fondo in fondo,
    trovandomi ancora in mezzo a un bosco di Cairano,
    mi sorprendo a pensare che dietro qualche tronco si
    nasconda un nano e che una tana di talpe mi porti nel
    paese delle Meraviglie e che una capanna in lontananza
    sia la casa di Pollicino o dell’Orco.
    Forse tutto ciò, in un’altra dimensione, è proprio vero.

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  • 4. Clotilde  |  Luglio 6, 2008 at 21:39

    Ecco! questo post mi ci voleva proprio: ormai pensavo fosse impossibile per una fiaba essere reale, ma a quanto pare non è così.

    Buonanotte

    Clotilde

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  • 5. antonioluongo  |  Luglio 7, 2008 at 05:13

    Anche per me pareva impossibile, fino a quando non ci sono finito dentro scoprendo questa favola e il suo “mondo fantastico”.
    Forse dentro“l’isola che non c’è” si trova qualcosa che supera i tempi e i luoghi, un significato che per la sua verità è valido per tutti gli uomini: il bene, la felicità, il dolore, la bellezza; e anche simboli più complessi che sembrano sfuggire ad una diretta comprensione ma che parlano profondamente al nostro animo.
    Clotilde se vuoi tuffati anche tu!

    Buona giornata

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  • 6. luigi d'angelis  |  Luglio 7, 2008 at 17:19

    Faccio visita spesso a questo blog. Ogni volta raccolgo una piccola emozione e rimando al giorno dopo l’impegno di lasciare una mia testimonianza. Mi nascondo dietro l’alibi di aver fatto qualcosa di più importante e i giorni passano senza che abbai scritto due righe. A 2000 km, dove mi trovo, ho trovato il tempo di ritornare con la mente al mio paese
    Cairano non ha più la sua “agorà”, è scomparsa dalla nostra vita collettiva.
    Ti ringrazio davvero, Antonio, per aver inventato questo “luogo, non luogo”, l’agorà delle pietre dove le pietre esistono solo in splendide foto e quelle vere rimangono lì, mute a custodire la storia che celano, le tragedie e le gioie di un popolo che viene da lontano, da una cultura millenaria e da una passione contadina. Dov’è finita la fierezza dei nostri padri? Dov’è la dolcezza delle nostre madri? Dove sta andando il nostro amato paese?
    La tua citazione su Esopo e il mondo delle fiabe, mi ha rimandato, pensando a Cairano, a Macondo, quel luogo fuori dal mondo, tra reale e fantastico, tra verità e leggenda, tra mistero e magia che Garcia Marquez descrive nel suo bellissimo libro “cent’anni di solitudine”. Ho trovato molte similitudini con Cairano e su quel rischio di solitudine che potrà colpirci. La solitudine di chi cerca il futuro, la speranza di una vita migliore, il desiderio di rinnovarsi ma che si frantuma di fronte all’egoismo, alla degenerazione dei caratteri e delle personalità che impediscono il progresso, la crescita civile ed economica, e riducono il paese ad una condizione di arretratezza e incapacità di rinascere, deturpato dall’avidità e dalla sete di potere.
    Cairano è come Macondo, più che un luogo, uno stato d’animo, un affollato crocevia di speranze, desideri e sogni… e rischia, come nel libro, la sorte della famiglia Buendìa che vive per 6 generazioni. Densa ed impregnata di forti sentimenti, morirà così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini e Macondo sarà spazzato via dalla tempesta, metafora dell’autodistruzione. Questo è il rischio che corriamo anche noi. Ma io ho fiducia nei cairanesi; credo in un paese che può risorgere, credo in una Cairano che non morirà in solitudine ma rinascerà con forza e speranza. Forse è un sogno ma, come diceva qualcuno, resterà un sogno se sarò da solo; quando si è in tanti a sognare allora i sogni si realizzano.
    Cairano sarà quello che noi vorremo: dobbiamo avere il coraggio di fare una scelta tra chi ha in mente un progetto di sviluppo per il paese e chi, forse pensando a Cairano come a un luogo che rischia di diventare un grande cadavere glorioso vuole accaparrarsi quel poco di polpa che è rimasta vicino all’osso. Ai ragazzi e alle ragazze di Cairano, più di tutti è affidato il compito di trovare la strada per quell’isola che c’è, ed è più vicina di quanto noi possiamo immaginare. Non cerchiamo nuove terre, scopriamo nuovi occhi. Forse non la troviamo perché abbiamo perso il riferimento e l’orientamento verso quella stella che ci può condurre da lei. O forse, semplicemente non la troviamo perché essa appare solo a chi ha forza di credere, ha speranza di vivere, ha gioie da condividere, ha amore da offrire. Forza ragazzi!!! Il vento di Cairano, come per gli uccelli, potrà frenarci ma sarà anche quello che ci consentirà di volare.
    Luigi D’Angelis

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  • [...] la punta di Andretta, quello è il monte di …” finchè tutto scompare è ci ritrovaimo sull’isola che non c’è sotto un cielo ad arco, chiuso dalle linee circolari dell’orizzonte. Non ci rimane che visitare [...]

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  • 8. Nanosecondo  |  Dicembre 31, 2008 at 10:49

    carissimo Antonio,
    la storia continua. Oggi sul blog del Comitato organizzatore del Raduno dei Clown Dottori promosso dal 24 al 28 giugno 2009 : 20http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/

    ho pubblicato una tua foto di cairano per fare gli auguri.

    Sempre più credo che ….

    C’è bisogno di perdere l’idea della nostra vita di dolore e liberare la mente dal suo potere. Solo così si può rinascere veramente e abbracciare il mondo. Come? Desiderando di entrare nella sfera dell’amore incondizionato dove si potrà essere in perfetta pace e libertà. Haniel è l’Arcangelo dell’innamoramento, ha il compito di togliere agli uomini il peso del loro passato. L’innamoramento è un’esperienza di liberazione del passato e di rinascita. Per questo auguro a tutti di vedere sempre in chi sembra ostile un altro aspetto di se. Per questo auguro amore per scoprire e creare un anno d’infiniti cieli azzurri e colorare insieme il nostro mondo.

    Come vedi la fiaba continua…..

    frateni abbracci liberi nanos

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  • 9. Nanosecondo  |  Dicembre 31, 2008 at 10:51

    ops ……. per costruire l’isola che non c’è servono uomni e donne .

    vi aspettiamo

    nanos

    http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/

    Replica

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